Monza (lunedì, 1 settembre 2025) — “Se l’ostetrica avesse eseguito correttamente le varie disposizioni contenute nelle linee guida sul parto domiciliare, il neonato sarebbe sopravvissuto”. E’ quanto si legge nelle motivazioni depositate dal tribunale di Monza in merito al caso del parto in casa avvenuto nel 2022 e costato la vita a un bambino.
Di Mirko Aglianò
Come riportato dal portale di informazione Open online, lo scorso aprile l’ostetrica Anna Maria Cuozzo, settantatré anni, era stata condannata a un anno e sei mesi di reclusione, oltre al pagamento di una provvisionale di duecentottantamila euro, per il reato di omicidio colposo.
Secondo i giudici, durante l’assistenza al parto le condizioni del nascituro apparvero subito critiche: il cordone ombelicale, avvolto più volte intorno al collo, aveva causato soffocamento. Una situazione che (secondo le linee guida) avrebbe richiesto un trasferimento urgente in ospedale. Il piccolo fu portato al San Gerardo di Monza solo dopo la nascita, rimanendo in vita due giorni in condizioni disperate prima del decesso.
Oltre a una generale inosservanza delle procedure previste, alla professionista viene contestato di non aver considerato il peso del bambino, ritenuto incompatibile con un parto domiciliare sicuro.
I giudici rilevano inoltre gravi omissioni nei controlli durante l’assistenza. “Le buone prassi in materia di parto domiciliare – si legge nella sentenza – prescrivono di monitorare battito cardiaco del feto, pressione arteriosa e temperatura della madre”. L’ostetrica avrebbe invece effettuato una sola rilevazione all’inizio dell’intervento, senza ulteriori verifiche. Un altro punto centrale riguarda l’assenza di una seconda ostetrica. Le linee guida indicano espressamente la necessità di due professionisti presenti al momento del parto, requisito che non sarebbe stato rispettato.
La sentenza sottolinea dunque come la mancata osservanza delle regole abbia compromesso in modo decisivo le possibilità di sopravvivenza del neonato, trasformando un evento assistibile in casa in una tragedia che, secondo i giudici, si sarebbe potuta evitare.
Immagine di Pubblico Dominio
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